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Guida · 8 min

AI e dati dei clienti: GDPR e segreto professionale nello studio legale

I fascicoli di uno studio legale contengono spesso dati particolarmente delicati. Cosa significa, in pratica, quando si introducono strumenti di AI — spiegato senza sostituire un parere legale o un DPO.

AI e dati dei clienti: GDPR e segreto professionale nello studio legale

Due livelli di tutela, non uno solo

I dati di un fascicolo legale sono protetti su due piani distinti. Il primo è il GDPR (Regolamento UE 2016/679), che si applica a qualunque dato personale trattato dallo studio. Il secondo è il segreto professionale dell’avvocato (art. 622 c.p. e Codice Deontologico Forense, art. 9 e 13): un dovere di riservatezza che esiste indipendentemente dal GDPR e che non viene meno solo perché un trattamento è «conforme» sulla carta.

Alcuni fascicoli, inoltre, contengono per loro natura dati che il GDPR definisce «particolari» (art. 9 — ad esempio dati sanitari in una causa di risarcimento o di diritto del lavoro) o «giudiziari» (art. 10 — condanne penali e reati, tipici del penale). Ogni strumento che tratta questi dati — un copilota di redazione, un software di pratica, un assistente vocale — va scelto e configurato tenendo conto di entrambi i livelli.

Le domande da porsi prima di adottare uno strumento

Prima di far entrare un tool AI nel flusso di una pratica, vale la pena rispondere a poche domande concrete:

  • Base giuridica: qual è la base che legittima il trattamento (di norma, l’esecuzione del mandato o la difesa di un diritto)?
  • Responsabile del trattamento: il fornitore firma un accordo ex art. 28 GDPR (DPA) come responsabile?
  • Dove risiedono i dati: sono conservati nell’UE o trasferiti fuori? Con quali garanzie (es. clausole contrattuali standard)?
  • Segreto professionale: lo strumento espone informazioni di fascicolo a personale del fornitore o a terzi non autorizzati?
  • Minimizzazione: lo strumento tratta solo i dati necessari alla finalità, e per il tempo necessario?

Gli strumenti che consigliamo

Per gli studi legali raccomandiamo quattro strumenti, uno per ogni area: ElevenLabs per il centralino AI, Clio per la gestione di clienti e pratiche, Fatture in Cloud per fatturazione e parcelle e Spellbook per la redazione di atti e contratti.

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AI generativa e cautele aggiuntive

Con gli strumenti di AI generativa (copiloti di redazione, trascrizione, assistenti) va chiarito un punto spesso trascurato: i documenti o le registrazioni caricati vengono usati per addestrare i modelli del fornitore? Per un fascicolo legale la risposta accettabile è «no», con garanzie contrattuali esplicite. Preferite fornitori pensati per il settore legale, che offrono modalità dedicate agli studi e che escludono l’uso dei dati di pratica per l’addestramento.

Anche l’informativa al cliente e la lettera di incarico vanno aggiornate: se parte della gestione della pratica avviene tramite strumenti AI, è corretto che il cliente lo sappia in modo trasparente.

Una nota onesta

Questa guida ha scopo informativo e non sostituisce il parere di un consulente privacy, di un DPO o la valutazione deontologica del singolo caso. La conformità dipende dallo specifico strumento, dalla configurazione e dal tipo di pratica. Il messaggio di fondo, però, è incoraggiante: usare l’AI nello studio in modo conforme è possibile — a patto di sceglierla con criterio, non di improvvisare.

Scritto dal team di AI per Avvocati. Guide pratiche e vendor-neutral sull’intelligenza artificiale per lo studio legale. Hai un caso concreto? Richiedi un’analisi gratuita.

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